La Danzaterapia tra Oriente e Occidente è un metodo originale che, partendo dalla tradizione occidentale della Danza Moderna e della Danzaterapia, integra i concetti orientali riguardanti una millenaria cultura del corpo/mente, in particolare i fondamenti della Medicina Tradizionale Cinese.

 

Perché l’Oriente?

 

L’Oriente è visione unitaria dell’essere umano, che va oltre la scissione tipicamente occidentale tra corporeità e intelletto. Per me rappresenta anche la capacità profonda di essere accanto al dolore e accettarlo, ma senza rassegnazione, piuttosto trasformandolo in nutrimento per la nostra radice.

Gettando un ponte tra due mondi, la Danzaterapia tra Oriente e Occidente costruisce un originale intervento terapeutico, un percorso di cura e ascolto di sé attraverso una danza accessibile a tutti. Al suo interno, differenti concezioni e “visioni del mondo”, legate a culture diverse e molto antiche, trovano un rapporto dialettico e intuitivo, recuperando uno spazio nel quale interagire senza sovrapporsi o confondersi: ciascuna è valida nella propria integrità e autonomia.

 

La sintesi tra Occidente e Oriente dà un significato diverso e più intenso al “prendersi cura”, che oltrepassa le comuni frontiere culturali. Il metodo conferisce unitarietà e peculiarità al percorso terapeutico ma garantisce la possibilità di modularlo in base all’analisi dei bisogni dell'utenza.

È pertanto possibile strutturare un percorso seguendo l’ordine simbolico degli Elementi (in progressione: Terra, Acqua, Fuoco, Aria, Vuoto) o leggere le dinamiche che si sviluppano durante gli incontri secondo il Ciclo dei Cinque Movimenti della Medicina Tradizionale Cinese (Legno, Fuoco, Terra, Metallo, Acqua) senza trascurare di cogliere le qualità del movimento proprie del linguaggio della danza contemporanea.

 

Il danzaterapeuta

 

Per praticare questo metodo, il danzaterapeuta segue un percorso di formazione rigoroso e ad ampio raggio. Si educa a mettere da parte il suo modo di sperimentare e percepire la realtà, preferendo stare nell'accoglienza delle esperienze e percezioni della persona che incontra. In questo modo, l’utente sente che il terapeuta è presente in tutta la sua totalità e che non si limita a fargli eseguire dei movimenti né tanto meno scatena emozioni.

Egli è una presenza che crea un contatto profondo, durante il quale diverse qualità di movimento si succedono per dinamica interna, a seconda del mutare del paesaggio interno ed esterno alla persona. Creando un setting adeguato il Danzaterapeuta facilita il radicamento, la comunicazione emotiva, l’armonizzarsi del respiro e del movimento.

 

Il setting

 

Quando siamo premurosamente attenti nei confronti di un’altra persona, ha luogo una specie di risonanza (Brazier). Nella relazione d'aiuto, il corpo del terapeuta costituisce il principale strumento.

Il continuo lavoro di approfondimento della sensibilità umana e artistica del Danzaterapeuta permette ai partecipanti di rispecchiarsi, favorendo il riconoscimento delle proprie “parti sane”.

Si creano così “ponti” che attingono direttamente ad una sorgente creativa comune a tutti; questo è essenzialmente l'avvio del processo terapeutico: la Danzaterapia, infatti, si rivolge alla parte sana della persona, per quanto malata o confusa essa possa essere (Schoop).

 

Durante gli incontri si privilegia il “come ci si sente” rispetto al “come ci si mostra”. Pertanto, le indicazioni del Danzaterapeuta forniscono uno schema all'interno del quale i partecipanti, mantenendo un profondo ascolto dei propri bisogni e rispettando le possibilità proprie e dell'altro, trovano una personale modalità d’espressione. Una metodologia quindi che conduce e contiene ma nel contempo promuove il fiorire delle caratteristiche soggettive.

 

La pratica

 

Il lavoro si sviluppa sempre in gruppo e in integrazione e si rivolge a persone molto diverse: ognuno lavora con il proprio limite per trasformarlo in possibilità creativa di contatto con sé e con gli altri.

 

«Integrazione come "arte di com-prendere" l'altro che danza con te».

Così integrazione significa anche la possibilità di far danzare persone non vedenti, non udenti o con problemi motori o psichici.

 

La Danzaterapia si rivolge a tutti grazie alla sua possibilità di «adattarsi come l'acqua al suo contenitore» . Con il pensiero che segue Elena precisa questo concetto: La Danzaterapia tra Oriente e Occidente

 utilizza il canale del movimento insegnandoci nuovamente a parlare il linguaggio del corpo, con una modalità accessibile a tutti (normodotati, portatori di disabilità fisiche o psichiche).

 

Nel caso di persone con gravi disagi si richiede al Danzaterapeuta una maggior delicatezza e una sensibile capacità d'ascolto.

Grazie a questa particolare qualità di empatia è possibile accompagnare l’altro in un viaggio dove riconoscere le proprie possibilità, magari inespresse e non esplorate da tempo.

 

La verbalizzazione

 

Si fa nella continuità con il movimento durante i cerchi che concludono l'incontro: la parola é espressione di verità riconoscibili anche negli altri.

Il rispecchiamento verbale é un ulteriore aiuto per uscire nel mondo con "parole che creano legami" e possono facilitare la chiarezza dei rapporti con gli altri.

 

Liberare la creatività

 

Negli incontri, non vengono imposti modelli di movimento da ripetere. Attraverso l’uso di differenti stimoli, materiali e musiche si facilita l'apertura verso un terreno creativo veramente possibile per tutti. Non saranno così i criteri estetici a definire la validità del lavoro, ma le risposte che verranno dalla pratica insieme agli altri.

Ogni incontro è l'occasione per riconoscersi e crescere partecipando al processo creativo collettivo; «È un momento di contatto possibile con tutti, è la ricerca dello spazio libero all'interno di ciascuno, che può esprimersi anche con il solo gesto di una mano.»

Aprirsi alla creatività è la scoperta del fiore dell’interpretazione come ci tramanda il Teatro Nō giapponese. La cura del Maestro sta sempre nel non sciupare il fiore ma fare in modo che si apra nel giusto momento per poi essere comunicato.

La fiducia nella creatività è la chiave che accompagna via via i momenti del percorso: i progressi del singolo "si muovono" in tutto il gruppo offrendo un comune senso di gioia, apertura e ascolto interiore.

L’azione creativa si realizza sperimentando la sospensione da ogni giudizio; si impara a vedere con uno sguardo nuovo, pieno di stupore, riscoprendo la verità del Piccolo Principe di Saint-Exupéry: “Ecco, il mio segreto è molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

 

Tutto nell’universo è movimento, tutto si manifesta attraverso la sua peculiare danza. Danza Terapeutica è vibrare con la bellezza che ci circonda; è emozionarsi mantenendo la tranquillità del cuore, è il piacere di vivere e di sentire intimamente il filo che unisce tutte le cose.

 

Chögyam N., (1991), Le energie elementari del Tantra, Ubaldini Editore, Roma

Da una lezione di Elena Cerruto

Da una lezione di Elena Cerruto

 

 

 

Il Metodo

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